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Evasione fiscale sistematica: scatta il reato di bancarotta impropria

L’omesso versamento di tasse e contributi non è più solo un illecito tributario, ma può trasformarsi in un grave reato fallimentare. Una serie di recenti sentenze della Corte di Cassazione (tra cui la n. 40144 del 15 dicembre 2025) ha chiarito che il mancato pagamento sistematico delle imposte può integrare il reato di #bancarotta impropria.

I punti chiave dell'orientamento giurisprudenziale:

* Crisi di liquidità non giustificata: Lo stato di difficoltà finanziaria non autorizza l'imprenditore a smettere di pagare il Fisco. Se l'inadempimento è sistematico e protratto nel tempo, concorre a determinare il dissesto dell'azienda.

* Operazioni dolose: Il mancato versamento è considerato una "operazione dolosa" (ai sensi dell'art. 329 del Codice della Crisi). Non serve necessariamente una frode contabile: basta un'omissione deliberata che provochi una crescita esponenziale del debito erariale, priva di una reale strategia di risanamento.

* Cumulo dei reati: La bancarotta non "assorbe" i reati fiscali. L'amministratore può quindi essere punito sia per l'evasione in sé, sia per aver causato il fallimento della società tramite tale evasione (concorso di reati).

* Quando si esclude il reato: Il reato è escluso solo se le omissioni sono occasionali o se l'impresa ha messo in atto una strategia di gestione concreta (es. rateizzazioni, rottamazioni) che abbia fondate chance di successo.

Conclusione

L'accumulo di ingenti debiti fiscali è visto dai giudici come una condotta intrinsecamente pericolosa per la "salute" dell'impresa. Gli amministratori sono chiamati a una gestione responsabile: l'inerzia fiscale non è più una zona grigia, ma un rischio penale concreto.

> Fonte: Articolo a cura di Tommaso Guerini e Marcello Tarabusi, sezione Penale, pubblicato su Il Sole 24 Ore

 
 
 

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